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20/06/2008 18:30 | Scatti

Istantanee fugaci.
Nell'autoradio convivono vicini, nello stesso cd, Nina Simone, i Radiohead e Joey Ramone, la musica è alta.
La macchina viaggia, le mie mani sul volante, dal finestrino brezza tiepida, negli occhi colline verdi che iniziano ad imbiondire. Jeans e maglietta. Spettinata, come sempre. Respiro profondamente. Sorrido.
Lavoro e poi riposo.
La finestra aperta che lascia entrare l'aria scaldata dal sole, mi sento viva mentre passo lo straccio sul maltrattatissimo pavimento della mia cucina. Ed Vedder canta. La musica è alta. Il sole è grande e caldo. Nonostante abbia un tetto sulla testa la mia carne sa che ci sono pensieri e desideri che non lo hanno, lo so come so di respirare, lo so come so di essere triste o felice, e li sento rimbombare e li vedo dipanarsi. La folle razza che popola la società non ha la mia anima. La musica è ancora più alta, anche mentre sbrigo le faccende, anche mentre stendo al vento i panni appena lavati mi sento in viaggio, in viaggio nell'universo, immersa in quello che sento per le cose e le persone che amo io mi sento così, selvaggiamente libera.

Start The Music...

(Soundtrack: Setting Forth - No Ceiling - Hard Sun - Society / Eddie Vedder)

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22/05/2008 11:16 | Vicarious



Una specie di saio, chiaramente marrone, non molto scuro. Indosso quello. La stanza in cui mi trovo è piuttosto spoglia, chiara. Sono in piedi di fronte ad un mobile di legno, non troppo scuro nemmeno quello. Non ho una visione d'insieme, non so se è appoggiato a terra o sospeso, non so nemmeno bene come è fatto sulla sinistra, perché sono concentrata (concentrato? Ho quasi, in quel momento, la sensazione di essere un ragazzo) sulla parte destra. C'è una sorta di scrigno aperto inserito nel mobile, ne fa parte, è sempre di legno ma non è un legno lavorato o almeno non estremamente, non ha la superficie piatta e laccata, ci sono venature ed è liscio solo perché sembra vecchio, molto vecchio, e toccato da tante mani, accarezzato da esse. Prelevo uno degli oggetti che contiene ed improvvisamente sento una specie di avvertimento. Tutto questo succede in pochi secondi. Nessun suono, niente, ma sento che qualcosa sta per accadere. In fretta metto in una tasca quello che ho preso, chiudo l'anta del mobile, pronuncio a voce bassa due o tre parole, il legno inizia a mutare. Non mi nascondo, mi siedo su un divano che è lì vicino. Il legno del mobile diviene più scuro, si trasforma, sembra che si muova, su di esso appare la scritta "Earth". Intanto qualcuno, più di uno, sta salendo le scale. Incalza.
 
... continua (click)

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05/04/2008 21:44 | About Love And...

Mugola. Due settimane con una canzone nell'aria. Il suono della tromba, che poi si spegne in lontananza, dà a tutto, per un attimo, quel sentore un po' jazz, un po' noir. Mugolo. La schiena a pezzi, il collo che lancia stoccate alla testa, verso gli occhi dirette. Dolore. Delusione. Distacco. Persone, persone, persone, troppe persone. Mugola. Due settimane e un'intervista, cercata, voluta, avuta, coccolata, realizzata. Da lui. Da lui a lui. Una voce, una bellissima voce tra le altre che chiacchierano nel pub, come loro. Racconta. Di lui. L'artista. Troppo rosa. Ma non l'artista, il pub. Mugolo. La gola è gonfia, fa male, fa male anche mugolare. Vado a prendere un romanzo sulla mensola stracolma. Lo reinizio, lo rileggo. Non mangio. Chitarra gitana che non c'entra nulla, chitarra gitana che centra il bersaglio. Awake. Mugola. Racconta. Di lui. Il giornalista. Che scrive e riscrive e riscrive. Racconta di parole scarabocchiate in fretta, con mano sicura, su un foglio di blocco note. Firma. La febbre che avanza lenta tra una sciocchezza e l'altra mescola la mistura, mescola, mescola, mescola, mescola. Alone. Mugolo. Occhi verdi. Una cucciola morbida che fa le fusa. Un po' piango. I want to rest.
A Sara, con simpatia.
A Sara.
Con simpatia.

(nel video: The Niro - About Love And Indifference)

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19/03/2008 17:04 | Quello Che Non Ho Mai Detto

Quello che non ho mai detto si adagia qui, sul mio cervello, rotolando rotolando. E se ne sta ancora lì, anche quando dopo anni ci ripenso. Si stiracchia come un gatto, quello che non ho mai detto, mostra i dentini aguzzi ogni tanto ma, di solito, solamente per via di uno sbadiglio. Si lascia accarezzare come fosse docile davvero, anche quando il suo sguardo è selvaggio, furioso o violento (ma sincero). Quello che non ho mai detto gioca a palla nel cortile ed ogni tanto se ne va su e giù per le colline in cerca di more e le chiama così anche se more non sono perché le coglie direttamente dai rami di un grande gelso.
Quello che non ho mai detto scrive proprio un sacco, lunghe pagine con lunghe righe fatte di lunghe parole, lettere mai imbucate, frasi oramai sbiadite. Quello che non ho mai detto si chiama a volte amore che fa rima con dolore ma anche con calore ed incredibilmente persino con cuore. Quello che non ho mai detto vorrebbe farsi ri-vedere, ri-parlare, ri-ascoltare, ri-parare, ri-collegare. Quello che non ho mai detto si nasconde sotto il letto e da lì aspetta Morfeo che è un suo gran interlocutore e chiacchiera con lui fino a tardi con la luna a far da spettatrice, lei ridacchia alle battute dietro nubi grigie. Quello che non ho mai detto è come la rugiada, lui aspetta di evaporare o di venir assorbito sul mio io di petali vestito. Quello che non ho mai detto si agita nel pomeriggio, si riposa la mattina e parla durante la notte, quello che non ho mai detto non è mai un dormiente. Quello che non ho mai detto talvolta non si trova perché è andato a farsi una bella scampagnata ed io lì a chiamarlo invano perché vorrei attingere alla sua dote di scrivano, uno scrivano capace di trascrivere per una me per cui è facile essere parlante anche quando dovrei imparare ad esser, come lui, silente.

Photo © Mirus

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18/03/2008 11:05 | Punto! Due Punti! Punto E Punto E Virgola...

Una confessione, una confessione invocata e cercata, una confessione su queste pagine luminescenti che manca forse da troppo tempo. Sì, oggi vorrei sfogarmi con una bella confessione, una confessione di quelle che non si dimenticano, una confessione di quelle che poi ti fa dire: Oh, mi si è alleggerito il cuore. E quindi sì, ecco, apro una parentesi e poi la chiudo, diciamolo pure: a me chi usa la punteggiatura "a caso" dà sui nervi.

La punteggiatura non è una cosa diversa dall'italiano, avulsa, che non c'entra nulla, la punteggiatura è parte integrante di esso, ha dei canoni, delle "regole", ci sono modi giusti di scriverla e modi sbagliati, così come c'è un modo giusto per scrivere una parola e un modo sbagliato. E mi chiedo perché, santi numi perché, se uno si corregge quando ha scritto magari "sintasi" e pone la doppia consonante dove sarebbe dovuta andare rimediando all'errore, lascia poi i suoi scritti farciti con: punti interrogativi ripetuti a perdita d'occhio, punti esclamativi come se piovesse dopo una frase, spazi inesistenti prima o dopo una virgola, un punto o un punto e virgola o, peggio, una miriade di puntini di sospensione che mentre leggi pensi che no, non avranno un termine, no, non sono i canonici tre (massimo cinque), no, non finiranno mai, no, ma quanti diavolo sono?, no, non ci posso credere.

Che poi alla fin fine ognuno scrive come gli pare, se uno vuol scriver "cioco" invece di "ciocco" a me va bene, affari suoi, se uno vuol scrivere "anno" indicando in realtà un'unità cronologica quando magari si riferiva ad un ausiliare son sempre affari suoi, di me in fondo cosa gli deve importare? E' mio il problema, sono io che dopo un paio (tre, via, siamo buoni) di errori così ho la mano che scatta verso quella x che sta lì, su in alto a destra e che carina ed invitante mi fa l'occhiolino. E' mio il problema se questa reazione la ho anche quando si tratta di punteggiatura etilica. Una sorta di orticaria mentale mi solletica i lobi frontali quando vedo sfilze infinite di puntini di sospensione in mezzo ad una frase, che se ne stanno lì a fare la muffa, me li immagino un po' annoiati che si guardano in giro, come in uno di quei party soft, col bicchiere in mano che ogni tanto si cambiano di posto, tanto che importa, mica se ne accorge qualcuno, stanno lì che ciacolano, si dicono: "Ehi, ma non siamo un po' troppi da queste parti? Che succede? C'è un raduno? Una festa? E come mai non ci sono delle belle virgolette in giro? Ci saremmo divertiti molto di più..."
E se lo dicono con l'aria un po' perplessa chiedendosi perché chi li ha ammucchiati lì non gli ha dato la possibilità almeno di farla davvero una bella ammucchiata, di accalcarsi gli uni sugli altri con le virgole e i punti e virgola, che sono liberali loro, non hanno mica problemi a far scambi di coppia e con quelle stanghe dei punti esclamativi, che loro sì che ce l'hanno il fisico o con quelle creature tutte curve dei punti interrogativi, che non si sa mai se siano maschio, femmina o transgender, insomma di godersela questa benedetta vita visto che ormai li hanno completamente frastornati estirpandoli dai loro luoghi natii e dai loro ruoli composti e distinti, per cui erano così ben qualificati.

Mi suscitano compassione poveri, piccoli segni di interpunzione. Abbandonati a se stessi senza saper che fare e dove andare.
La gente non dovrebbe fargli del male così, dovrebbe esser consapevole che i punti esclamativi e i punti interrogativi son nati per stare soli, al limite talvolta magari in coppia tra di loro, ma comunque raramente, dovrebbe sapere che la virgola, il punto, il punto e virgola necessitano di vicinanza a sinistra e di spazio a destra, devono poter respirare ma non sentirsi abbandonati, dovrebbe sapere che i puntini di sospensione se si trovano ad essere in più di tre (o massimo cinque) si confondono, non capiscono più nulla e vanno in cerca poi di forti emozioni iniziando così una vita depravata. Insomma cara gente non lo fate per me di cui, giustamente, non vi frega un accidente ma fatelo per loro, considerate le loro condizioni e i problemi che possono insorgere. Che tutti quelli che la pensano come me alzino la voce e smettano di temere rappresaglie, la verità va detta, la verità è là fuori. Questa ha smesso di essere una confessione, è oramai un'invettiva, una denuncia e anche un appello. Punto. Spazio. E a capo. Ma anche no. L'importante è che ci sia lo spazio. Dopo.

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Antonio: Che è? Scusate se sono poche, ma sette-cento-mila lire, punto e virgola, noi.

Peppino:
Noi...

Antonio:
Ci fanno...specie che quest'anno, una parola, questanno...c'è stato una grande moria delle vacche, come voi ben sapete! Punto! Due punti!...ma sì, fai vedere che abbondiamo... abbondandis'id abbondandum...questa moneta servono, questa moneta servono...questa moneta servono acchè voi vi consolate...aho, scrivi presto! [...] Dai dispiacere, dai dispiacere che avreta...che avreta...che avreta. Eh già, è femmina, è femminile. Che avreta perché...perché? io non so...

... continua (click)

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03/03/2008 18:50 | The Power Of Vision

Test. Tecnicamente rubato a pandarius, che l'ha rubato a sua volta e che mi ha messo la voglia di farlo; considerando poi che l'ho visto anche da Stellina, nel frattempo, e da Stè non ho voluto sottrarmi all'epidemia. Attenzione quindi, sono contagiosa.
Eeeeh sì.

Istruzioni per l'uso: rispondete alle sottostanti 16 domande. Non a parole. Utilizzate Google, sezione immagini. Dovete postare la prima immagine che trovate.

1)La tua età al prossimo compleanno  2)Un posto che vorresti visitare  3)Il tuo posto preferito

     

4)Il tuo oggetto preferito  5)Il tuo cibo preferito  6)Il tuo animale preferito

     

7)Il tuo colore preferito    8)Il posto in cui sei nato/9)Il posto in cui vivi

    

10)Il nome di un animale domestico che hai avuto  11)Il tuo nick sul blog  12)Il tuo vero nome

   

13)Il nome delle tue nonne: materna...  14) ...e paterna  15)Una tua brutta abitudine

   
 
16)La tua vacanza preferita


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26/02/2008 19:13 | Birthday Card


Le ceneri di un compleanno appena passato non si sono ancora posate per ingrigire il sentiero, ma lo faranno e resteranno attaccate alle mie suole, sotto i miei piedi...

She wrote her name with a heart
Inside his birthday card
Right beside the PS which read
Please don't think I'm devious
It's not that obvious
In fact it's more of a mess
You're what I find most beautiful
But you're also what makes me the ugliest
So i'm taking away all of the love I ever gave to you
I think you should've known
It was only ever on a loan And i'm running away
I found myself a hiding place...

Così camminerò trascinandomi dietro la consapevolezza di ciò che in quel giorno è bruciato, di ciò che è sparito, senza importanza, nel tripudio delle lacrime versate e poi inghiottite, nella speranza che veniva respinta come un'amante bandita dal proprio letto e dalle proprie lenzuola.

I've been uncomfortable looking in your eyes
They always see right through my face...

Eppure lo sguardo che mi è stato negato ha viaggiato lungo corde che mai si erano lacerate, come onde raggiungevano la coscienza, come suoni si spandevano anche quando i suoni non erano lettere e parole ma solo note che raccontavano ciò che la voce non riusciva a raccontare.

And if you find your eyes You hunt me down
'Cause if I find my eyes I'll hunt you down
And if you find your voice You hunt me down
'Cause if I find my voice I'll hunt you down...

Lo sguardo negato ha raggiunto ugualmente il centro nevralgico di ogni sentire trascinando giù l'animo così che poi abbia potuto risalire, aggrappandosi a quella vibrazione nella gola che non si voleva far scaturire, aggrappandosi al ricordo sempre presente degli occhi che, ancora più lucenti di quando si trovano ad osservare in pieno giorno, risplendono nell'imbrunire.

He wrote his name with her heart
On the back of a postcard Right beside the PS which read
Please don't think this is malicious
But ever since you left me I am a mess You made me happiest
And now I'm lonely cause there was only you
Touching your skin was like a shovel through the ground
I had no idea what I found A crown
You crown me king Made me lion in your ring
Training me with your see-through treasure
And bribing me with your guilty pleasure
You teach me how most things have no measure

Le ceneri di un compleanno appena passato non si sono ancora posate per ingrigire il sentiero, ma in esse volteggiano frammenti di una cartolina d'auguri che non è mai arrivata e con esse risalgono nell'aria le particelle di un messaggio che tutto e niente nascondeva, qualcosa che è entrato nei polmoni per venire respirato, vorticando nelle note che come un eco resteranno, ma che piano pare si vadano anch'esse spegnendo.

Nel fuoco non c'è misura, tutto brucia per risorgere se le fiamme sono state purificatrici. Nel freddo non c'è misura, tutto prende le distanze per riavvicinarsi indossando lo stesso volto, a volte, ma con un sorriso diverso.

Eppure talvolta ancora piango lacrime amare per ciò che è andato perduto.

(corsivi e video : Joseph Arthur - Birthday Card)

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15/02/2008 09:43 | And I think To Myself

Ci sono giorni in cui la mia anima ha bisogno di una connessione forte col mondo, perché l'ha persa, perché non sa più cosa voglia dire aprire gli occhi e semplicemente meravigliarsi di saper sorridere, di poter sorridere. In quei giorni la musica che scorre nell'aria è quella che unica tocca davvero il profondo, quel soul/blues/jazz che solo New Orleans in fondo ha saputo donargli, ma deve avere anche qualcos'altro. Deve connettersi anche lei con le mie orecchie, con la mia mente. La commistione non può che incarnarsi in una sola melodia, perché certi giorni ho bisogno di una colonna sonora. Una colonna sonora che tocchi, sì, nel profondo ma che sia rock. Molto rock.
Perché sono viva, perché questo è il mio mondo. Niente sarebbe più adatto qui e ora. Niente. Ecco perché stamani mi sono alzata con le sue note nelle orecchie,
ecco perché sono comparse nel sonno, apparentemente da sole come dotate di vita propria, per accompagnarmi sin nella veglia, ecco perché oggi affacciandomi alla finestra appena alzata ho visto il cielo blu e le nuvole bianche come zucchero, non per caso, non per nulla. Ma perché questo è un mondo meraviglioso, il mio mondo lo è. Io lo sono.

I see skies of blue and clouds of white

Bright sunny days, dark sacred nights
And I think to myself...what a wonderful world...

(nel video What A Wonderful World interpretata da Joey Ramone)

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02/02/2008 20:02 | My Fleeting House



A volte avere qualche minuto di pausa tra un treno e l'altro (tra un viaggio e l'altro, tra una vita e l'altra), pochi euro in tasca e un bel negozietto Ricordi a disposizione dà ottimi frutti.

Folk, rock e jazz, poesia e psichedelia.
[Come non innamorarsene?]
Da tempo la sua straordinaria voce d'angelo circonda,
attornia, pervade.

Tim Buckley



Rincorrendo la mia fleeting house dove aspettare con una candela accesa vicino alla finestra e da cui andarmene alla fine della storia. [click]

Everywhere there's rain my love
Everywhere there's fear...

(nel post Morning Glory e Phantasmagoria In Two - Tim Buckley / nei lettori audio Pleasant Street e Phantasmagoria In Two - Tim Buckley)


Photo © Mirus

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02/01/2008 19:00 | From My Eyes #2


Solo visioni, seguono altre visioni (click) e, spero, non saranno le ultime, sono le mie visioni (click) e il sito che crea l'ammennicolo è Animoto.
Praticamente niente altro da dire.
Qualcosa si chiude, qualcos'altro sembra si riapra, come il vecchio anno e quello nuovo...
...vecchi(e) fini, nuovi inizi.

E quindi sì, buon anno, buon nuovo anno.

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